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Chi siamo

Siamo degli studenti del DAC (Design di Ambienti per la Comunicazione) di Siena del gruppo NonCiRestaCheDAC, sviluppatori della ricerca “Funzione sociale e affettiva della foto nell’ambiente domestico”.
Questo è un progetto per i corsi di Storia Sociotecnica dei Media e di Analisi dell’Attività e Definizione dei Requisiti. Il nostro gruppo è formato da quattro persone, due di noi vengono da Analisi e Produzione Testi e gli altri due da Tecnologie della Comunicazione, questo ci rende un gruppo eterogeneo che unisce le conoscenze in materia semiotica e linguistica con quelle  tecnologiche e di progettazione.
Questo blog viene usato dal gruppo come un raccoglitore dove saranno inseriti e descritti tutti i passaggi del progetto. Ogni commento, critica o consiglio sarà sempre ben accetto.
Gli autori

Avolio Simona
Bacconi Elisabetta
De Faveri Francesco
Nardecchia Fabiola

Domanda di ricerca

Funzione sociale e affettiva della foto in ambiente domestico.

Lo scopo della ricerca è analizzare l’evoluzione della fotografia in relazione alla sfera emotiva nell’ambito casalingo.

Tesi

La rivoluzione tecnologica nella produzione fotografica è speculare ad un cambiamento nella fruizione della stessa.

I cambiamenti avvenuti nelle fasi di preparazione dell’apparato, scatto e sviluppo/prima fruizione generano delle trasformazioni anche nella fruizione: nella natura dei supporti, nell’aspetto individuale e collettivo e in tutti i significati associati.

Prese in esame tre date di riferimento (1988, 1998, 2008) abbiamo visto come al cambiamento di una società sempre più pervasa dalla tecnologia e a quello consequenziale dell’individuo, corrisponde la modifica di quegli aspetti che apparivano inadeguati al contesto.

Ecco che: ad una compressione tra tempi sociali e privati ne consegue un indebolimento del tempo libero che porta alla nascita di artefatti in grado di modellarsi su questi cambiamenti e di cui, questi artefatti, sono lo specchio. L’evoluzione tecnologico-diacronica ha comportato una graduale sovrapposizione e sintesi della fase di preparazione, sviluppo e stampa. La versatilità che ne deriva lascia all’individuo il potere di decidere “dove, come e quando”, liberandosi da vincoli temporali, di supporto e legati a figure professionali.

Il digitale minimizza l’impegno, i tempi di attesa dell’analogico e in più abbatte gli spazi, aprendo le porte ad una infinita varietà di scelta nella fruizione, intesa non più come esclusivamente casalinga.

Allo stesso tempo però il digitale -con la possibilità di moltiplicare il materiale- ne rende difficile l’archiviazione e la consultazione. Dall’altra parte, la tecnologia analogica non scompare definitivamente,ma ridimensiona il proprio spazio in un ruolo differente.

Nella fruizione c’è un legame stretto con il supporto: nel digitale in cui la foto è virtuale, non tangibile, la fruizione si sposta in ambiti affini con l’uso del computer, del photosharing , di “ibridi” e paradossalmente se dall’analogico ci si libera di elementi esterni ma necessari (come i rullini e gli obiettivi) nel digitale ci si lega indirettamente ad elementi quali personal computer e stampanti.

Anche qui fa gioco forza la versatilità dei supporti, in grado -nell’era digitale- di abbattere non solo confini spaziali come con il photosharing (permettendo la condivisione delle immagini con persone anche molto lontane), ma ancora una volta, anche le variabili temporali, decidendo i tempi ed i luoghi di stampa e fruizione. Le foto si possono condividere(addirittura tramite la macchina fotografica ancora prima che attraverso il computer) al di fuori dalle mura domestiche, non più nel solo “tempo libero”, ma in ogni momento libero.

Evidenze

  • Da un confronto tra le attività delle tre fasi in un ipotetico scenario:1988,1998,2008 e l’osservazione per la fase di preparazione e scatto emergono i dati a sostegno della nostra tesi iniziale sulla compressione di attività e tempistiche.

  • A supporto della tesi nell’ambito della fruizione:

    - i dati provenienti dall’osservazione,soprattutto per la “prima fruizione”

    - i questionari , nella valutazione sull’uso di computer per la fotografia digitale (le foto digitali vengono archiviate nel computer nella totalità dei casi) e del Social networking (che viene preferito al Photosharing per quanto riguarda l’attività di condivisione via web). Sempre dai questionari emerge il numero medio degli album fotografici presenti in casa (da 4 a 7) contenenti, in ordine di diffusione: momenti ludici seguita da momenti ufficiali.

    -i diari dimostrano che i 4 soggetti , per la quantità di foto presenti sul computer, sono passati da uno 0% del ‘88, ad un 25% del ‘98, sino ad un 100% del 2008. Sempre dai diari emerge il graduale calo dell’archiviazione delle foto in album fotografici, passate dal 100% del ‘88 al 50% del 2008. Appare invece relativamente stabile la fruizione in “nessun supporto” ed in calo (dal’88) quella per mezzo di una cornice.

    - Dai diari: l’80% delle foto rappresenta occasioni ludiche, mentre il 20% occasioni ufficiali, dati questi che rimangono invariati sia nel corso delle epoche in esame sia dal tipo di supporto utilizzato.

    -Dalle note dei diari e dall’osservazione scoperta emerge il lato emotivo legato alla fotografia: le foto raffiguranti persone care scomparse o lontane sono esposte con cornici (d’argento o comunque “sobrie”) in spazi della casa largamente condivisi (come il salotto) mentre agli altri tipi di foto viene riservata una fruizione “libera” (in molti ambienti e particolarmente quelli frequentati esclusivamente dal nucleo familiare).

  • L’intervista ha invece mostrato lo spostamento del ruolo della fotografia analogica verso un pubblico più specializzato ed una fruizione più intima, e di constatare(assieme ai dati dei questionari e dei diari) l’incremento quantitativo della produzione fotografica digitale,testimonianza di come la fotografia (digitale) non sia più legata tanto ai “grandi eventi” quanto “alla vita di tutti i giorni”.

Un commento

  1. Che figata questa ideaaaaaaaaaa!!!!! :D



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